Pandemia e ‘anestesia emotiva’ verso i migranti

La crisi del Covid rende ancora più difficile la vita dei migranti e accresce l'indifferenza verso di loro. La Casa della Psicologia propone un incontro online su quella che definisce "anestesia emotiva".

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La pandemia ci ha reso più consapevoli della nostra fragilità ma, anziché alimentare solidarietà ed empatia, spesso ha finito per amplificare le differenze in tema di rispetto dei diritti umani. Migranti, rifugiati e richiedenti asilo si trovano in una condizione particolarmente difficile: in molti casi non possono contare su un domicilio sicuro, sono più esposti al contagio perché svolgono lavori essenziali ad esempio nel settore dell’assistenza, in agricoltura o nella grande distribuzione, in generale hanno visto allungarsi i tempi e complicarsi le procedure per accedere al permesso di soggiorno o alla regolarizzazione lavorativa. Nel racconto delle loro storie è progressivamente emersa un’anestesia emotiva, che tende a rappresentarli come una massa indistinta con una scarsa attenzione alle loro condizioni di vita e un disinteresse allarmante nei confronti delle loro sofferenze. Cosa determina questa terribile distrazione sociale? Dipende solo dalla narrazione politica e mediatica? La Casa della Psicologia propone per lunedì 23 novembre l’incontro dal titolo “Siamo tutti sulla stessa barca?”, cui intervengono la giornalista Annalisa Camilli, la psicologa e psicoterapeuta Valentina Stirone, lo scrittore Fabio Geda. Moderano Davide Baventore, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, e Maria Silvana Patti, membro del Comitato Scientifico della Casa della Psicologia. La pandemia ha reso i migranti invisibili. Quando ce ne occupiamo, come nel caso dei recentissimi naufragi nel Mediterraneo, ci limitiamo a contare le vittime con un’ossessione che ricorda il bollettino giornaliero dei positivi al COVID-19. Le poche, drammatiche storie che vengono raccontate generano un’onda emotiva superficiale ed effimera”, spiega Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale e autrice di La legge del mare (Rizzoli, 2019). Gli psicologi hanno un ruolo delicatissimo nell’accoglienza dei migranti e nella cura dei traumi che riguardano la loro così come la nostra vita, e rischiano di avere importanti ricadute sulla società. Occorre recuperare le capacità di identificazione e ripartire da un sentire con l’altro che fonda il nostro vivere in comunità”, aggiunge Valentina Stirone, psicologa consulente del servizio di Etnopsichiatria dell’Ospedale Niguarda di Milano. “I migranti ci insegnano quanto sia importante recuperare un sano senso della paura. Chi ha visto la morte da vicino in genere non teme più nulla, ma la paura aiuta le persone a proteggere se stesse e gli altri. Oggi questo tema risuona quantomai attuale”.

L’incontro, con inizio alle ore 21.00, è gratuito e aperto a tutti. Per partecipare è necessario iscriversi sul sito http://www.opl.it e seguire le indicazioni per accedere all’evento online.

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