A Milano mancano 56 medici di medicina generale, in provincia 160 e il reclutamento attivato dalla Regione a marzo e riproposto a luglio e a ottobre è fallito. Sono i dati diffusi sabato in conferenza stampa dal gruppo regionale del Pd e dal Pd metropolitano milanese. Alla carenza di medici si aggiunge quella delle Usca, le unità speciali di continuità territoriale introdotte per la cura a domicilio del Covid-19, che a metà ottobre, a fronte delle 65 necessarie, risultavano attive solo per 16 unità e sette di queste erano inattive dall’estate. Un quadro che, secondo il PD, non permette di affrontare nel modo giusto i prossimi mesi invernali che, con l’arrivo dell’influenza e con tutti i problemi di carenza di vaccini riscontrati in Lombardia, rischia di portare ad una situazione fuori controllo. Per tenere bassa la pressione sugli ospedali è infatti necessario curare bene i malati a casa propria, evitando che la malattia progredisca, e quindi la medicina territoriale è fondamentale.  “Per aiutare gli ospedali bisogna riuscire a curare e assistere i malati a casa e questo lo si fa con i medici di medicina generale, con le Usca e con gli infermieri di famiglia – spiega la consigliera regionale Carmela Rozza -. In ospedale ci deve andare solo chi ha bisogno. Oggi la medicina territoriale lombarda è debole e insufficiente e in sua assenza, ancora una volta sta arrivando il privato. È successo con i tamponi, poi con i vaccini, ora anche con l’assistenza telefonica, che alcuni operatori offrono a 90 euro, e la visita di un medico e la diagnostica a domicilio, proposta a 450. La Regione non può stare a guardare, deve trovare i medici che mancano perché la strategia seguita fin qui è fallita. I medici vanno incentivati ad accettare e vanno supportati. Le Usca vanno portate al livello indicato dal governo, anche reclutando i neolaureati e gli specializzandi. Tutti devono poter contare su strumenti di telemedicina. Abbiamo di fronte tre mesi difficili e senza medicina territoriale il Covid avrà la meglio.” “Il tracciamento e la prevenzione sono fondamentali, soprattutto nelle comunità chiuse – spiega il vicepresidente del Consiglio regionale Carlo Borghetti -. Oggi solo il 50% degli ospiti delle RSA è stato vaccinato, l’anno scorso eravamo al 100%. Le persone fragili vanno protette e realtà come le case di riposo e le residenze per disabili devono poter contare su test settimanali di ospiti e personale, con l’utilizzo dei tamponi rapidi.”  “Purtroppo, al dramma dei numeri dei contagi e delle vite spezzate, si somma una pessima gestione da parte di Regione Lombardia – dichiara la segretaria del Pd Metropolitano Silvia Roggiani -. Di fronte ad un sistema sanitario al collasso e una medicina territoriale sacrificata da anni, questa giunta nulla sta facendo per rimediare alla solitudine a cui ha costretto personale medico-sanitario e cittadini. Non possiamo e non vogliamo rinunciare ad essere cassa di risonanza di quello che non va, raccogliendo le voci di chi si sente abbandonato. Nella Regione che conta un quarto dei positivi a livello nazionale è indispensabile trovare soluzioni perché si rimetta in moto il tracciamento e, soprattutto, perché si rimedi al più presto alla questione dei vaccini che mancano. Abbiamo teso la mano la Regione Lombardia con proposte concrete, è inaccettabile che continuino a declinare per non ammettere il loro fallimento. Bisogna cambiare rotta, adesso.” “La situazione in Regione ci preoccupa – spiega il capogruppo Pd in Regione Fabio Pizzul -. Il vertice di ieri si è trasformato nell’ennesimo nulla di fatto che prelude probabilmente all’arrivo di un supertecnico per commissariare un assessorato alla sanità già commissariato. C’è uno stallo che impedisce di dare indicazioni salde e chiare alla macchina regionale per affrontare la pandemia. Noi offriamo proposte e disponibilità al confronto, perché ci vuole compattezza istituzionale in momenti come questi, ma la giunta Fontana sembra incapace di cogliere questa disponibilità. La Regione sta mancando, non così Roma, che si è mossa in questa fase con grande rapidità, sia per l’istituzione delle zone rosse che per i ristori alle categorie più colpite, che sono già stati accreditati. Grazie all’intervento dell’esercito, e non della Regione Lombardia, è stato possibile incrementare il tracciamento, grazie quindi allo Stato.”

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