Operazione “Scarface” a Brescia, 21 arresti e beni per 25 milioni sequestrati [VIDEO]

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Ventuno arresti e 25 milioni sequestrati, è questo il bilancio dell’operazione “Scarface” compiuta dai carabinieri di Brescia. Otto sono finiti in carcere, sei si trovano agli arresti domiciliari e altri cinque sono sottoposti all’obbligo di dimora nel comune di residenza. Infine, due appartenenti alle forze di Polizia sono stati sospesi dalla funzione pubblica che ricoprivano. Sono queste le conseguenze dell’operazione Scarface, risultato di 3 anni di serrate investigazioni da parte dei carabinieri di Brescia, guidati dalla locale Dda, che oggi ha portato – tra otto diverse province – all’applicazione di misure cautelari nei confronti di 21 soggetti per associazione per delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, impiego di denaro, beni, o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Con l’aggravante, per alcuni, di aver agevolato l’attività di associazioni criminali mafiose.
L’indagine, partita nell’agosto del 2017, ha fatto emergere la figura di Francesco Mura, un imprenditore pregiudicato al vertice dell’organizzazione, che attraverso alcune imprese televisive di proprietà operanti in ambito locale e nazionale attraverso trasmissioni per le previsioni delle estrazioni del lotto, si è occupato di riciclare ingenti somme di denaro, provento di attività illecite, grazie all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tale sistema ha favorito diversi esponenti di spicco della locale ‘ndranghetista Barbaro–Papalia di Buccinasco, con la quale, pur
non risultando affiliato, Francesco Mura era in stretti rapporti, secondo le indagini. L’imprenditore, inoltre, si avvaleva di un complesso reticolo di sodali per accantonare denaro contante, ricavato principalmente da illeciti di natura fiscale, come la contabilizzazione di spese per servizi inesistenti, o l’evasione fiscale attraverso dichiarazioni fraudolente. Le indagini, infatti, hanno dimostrato come la ragnatela di società costruita da Mura negli ambienti televisivi fosse caratterizzata da imprese solide attorno alle quali ruotavano altre società satellite, fittiziamente create come “cartiere” per la produzione di fatture gonfiate e per operazioni inesistenti. Le imprese reali operavano avvalendosi di un apparato logistico e di una pletora di lavoratori, con la quotidiana registrazione e messa in onda sui canali televisivi di trasmissioni per la previsione dei numeri del lotto. Gli effettivi utili aziendali derivavano quasi esclusivamente dal volume di telefonate ricevute sulle predette numerazioni e venivano impiegati per effettuare pagamenti verso le società satellite, intestate a prestanome, per la fornitura di servizi inesistenti, o sovrastimati. Le somme, una volta versate alle società cartiere venivano da queste frazionate e accreditate su numerose carte prepagate – intestate a terze persone – dalle quali veniva prelevata l’intera somma il giorno stesso dell’accredito. L’importo prelevato veniva così messo a disposizione – sotto forma di fondo in nero in denaro contante – del sodalizio criminale che provvedeva alle operazioni di autoriciclaggio mediante l’acquisto di: immobili fatiscenti all’asta, magari in rinomate località turistiche, che venivano poi ristrutturati e rivenduti; tabaccherie, sale scommesse e da gioco, attività commerciali la cui gestione era affidata a persone facenti parte del sodalizio stesso. Attraverso le tabaccherie compiacenti è stata accertata un’ulteriore tecnica di autoriciclaggio. Perché le giocate vincenti dei privati cittadini venivano “acquistate” dal gestore della tabaccheria e pagate direttamente con denaro contante del fondo nero. Con queste modalità, fra il gennaio 2014 e il marzo 2019 – data in cui si sono concluse le verifiche contabili e fiscali –, il capo dell’organizzazione è riuscito a dimostrare falsi profitti per circa 500 mila euro.
Al momento è al vaglio anche la condotta di un dipendente della filiale di una banca in provincia di Brescia il quale, omettendo di svolgere i previsti controlli sui flussi finanziari, ha di fatto consentito la perpetrazione dei diversi reati. A seguito delle indagini, sono stati eseguiti sequestri di beni mobili e immobili, per un ammontare complessivo pari a 25 milioni di euro. Tra le varie proprietà riconducibili al sodalizio criminale compaiono: tre ville di pregio (di cui una in Costa Smeralda, una a Poggi, a poca distanza da Imperia, e una a Erbusco); quattro appartamenti (a Bardonecchia, due a Imperia e uno a Rovato); due negozi nel bresciano; oltre 50 tra fabbricati e terreni, alcuni dei quali siti nelle province di Cremona e Caserta. Questo oltre a sei società (di cui cinque televisive e una destinata alla gestione di tabacchi/ricevitorie), due licenze commerciali, quattro vetture (di cui un Porsche Macan, una Mercedes Gla, una Mini Cooper e uno scooter Bmw C650 Sport), 36 conti correnti per 1,5 milioni di euro e altri 400 mila euro in denaro contante, rinvenuti all’esito delle odierne perquisizioni domiciliari. Inoltre, presso l’abitazione di uno dei 21 destinatari è stata rinvenuta e sequestrata una pistola clandestina, cal. 7,65, con ben 70 colpi. (MiaNews)

 

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