La decisione di De Luca di chiudere le scuole è il simbolo di una politica incompetente. Ma su De Luca non voglio tornare perché ho già detto, in modo conciso e senza giri di parole, la mia opinione, che si va rafforzando giorno dopo giorno. Però la decisione di partire dalla chiusura della scuola per provare a contenere il virus è un segnale importante. Che si affianca a quello del coprifuoco, e alla criminalizzazione della movida, e all’ipotesi di chiudere tutte le attività sportive. Hanno tutti un unico comune denominatore: sono misure che vanno a “contenere” i giovani. Come? Andando a toccarli nel loro diritto allo studio, nel loro diritto al divertimento (eh sì, è un diritto che noi abbiamo avuto), nel loro diritto alla socialità. Certo, si può dire che è per motivi sanitari. E io lo capisco, davvero.

Però proviamo a ribaltare per un momento l’ottica. Mettiamoci nei panni di quei giovani, che non hanno voce sui giornali, che manco li leggono i giornali, che vivono in un mondo completamente diverso da quello che pensiamo noi. Quei giovani, nella stragrande maggioranza dei casi – malgrado un po’ di terrorismo estemporaneo – prendono il Covid e lo passano come fosse acqua fresca.

Anche le fasce “produttive”, ovvero quelle dei quarantenni (possono essere definiti giovani? Sì, solo in un Paese per vecchi come il nostro), hanno poca incidenza sulle statistiche dei ricoverati e dei morti. Che il Covid colpisca gli anziani, i fragili, quelli che hanno più patologie è cosa accertata.

Però pensateci. Invece di aprire un dibattito (non ho detto che bisogna farlo, ma che bisognerebbe ragionarci su) sul fatto che forse andrebbe attuato un lockdown totale per tutti coloro che hanno più di 60 anni, o che hanno patologie invalidanti (anche sotto i 60), si va a ipotizzare una limitazione della vita per quelli che da questo virus sono meno colpiti. E che avranno i danni maggiori, peraltro. Perché il nostro debito pubblico è arrivato al 154 per cento dopo la prima ondata. Dopo la seconda potremo dichiararci un Paese fallito. E a pagare il conto non saranno i 60enni, ma i 40enni – ancora di più – i giovani. Quelli che non hanno ancora una posizione, e per i quali il futuro è nero più della pece.

Che cosa ci diranno, questi giovani, quando si renderanno conto che abbiamo ipotecato non solo il loro futuro, ma anche quello dei loro figli, se mai potranno permettersi di farli? E tutto questo dopo aver chiesto loro la rinuncia più grande, quella a godersi il tempo più bello della loro vita? E allora, davvero l’idea di un lockdown per chi è più anziano, per chi è a rischio, diventa una ipotesi incredibile?

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