Dopo le ultime polemiche sull’asse Lombardia-Campania, torniamo ad occuparci di politica cittadina.

L’anno prossimo si vota a Milano. E sarà una campagna strana, questo pare evidente. Con il virus che ancora non è scomparso, e che promette di rimanere purtroppo con noi a lungo, è chiaro che le scadenze elettorali assumono un altro sapore.

Beppe Sala scommette che la campagna elettorale sarà brevissima. Così, pianifica di sciogliere il nodo candidatura all’ultimo momento possibile per fare una campagna “brevissima” e – questione abbastanza importante – pure al risparmio. Insomma, vorrebbe ispirarsi al secondo Gabriele Albertini: poca o nulla esposizione mediatica e via. Del resto, Sala avrebbe tutto da perdere. È sempre chi insegue che ha bisogno di mettersi in mostra, non certo chi sta governando. Sul fronte opposto c’è chi scommette che il candidato del centrodestra sarà individuato e lanciato a brevissimo. Rimane però un mistero sul nome che non aiuta a far decollare la fase che porta alle urne. In tutto questo, sia il centrodestra che il centrosinistra hanno lanciato una “campagna di ascolto” per la città. Secondo la mia esperienza, le campagne di ascolto possono trasformarsi al massimo in “contorni” per il piatto principale del programma. Ricordate quello di Sala di quattro anni fa? C’erano i Navigli, c’era la vocazione internazionale di Milano. Funzionava. Quali saranno i “piatti forti” del 2021? Sicuramente per Sala la svolta green, l’ha già detto e si gioca tutto su quello. E il centrodestra? Rimarrà ancorato ai temi della sicurezza e stop? C’è un’altra cosa che mi stupisce, in questo strano inizio di campagna. Nessuno davvero sta parlando di come Milano dovrà essere dopo il virus. Nessuno sta davvero parlando di economia, di tasse cittadine, di investimenti. Si registra una sorta di stallo su questi temi che poi però sono quelli che davvero interessano ai cittadini. Le immagini, impressionanti per potenza, dei bauli del mondo dello spettacolo fermo, in piazza, dovrebbero ricordarci che prima del verde, prima dell’immigrato, prima del green e prima della sicurezza, la priorità è portare a casa la pagnotta, tutti i giorni, tutti quanti. Magari senza andare a chiedere i soliti sussidi e i soliti aiuti pubblici frignando qui e là.

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