C’è tanta nostalgia di un partito politico che non facesse di un monopattino la sua ideologia o di quattro immigrati clandestini sui barconi la sua battaglia. C’è tanta nostalgia di un partito che dicesse ai cittadini non tanto che si possono tagliare le tasse per tutti, perché sarebbe ridicolo come sono stati ridicoli quei cinque stelle che dicevano che avevano abolito la povertà. C’è nostalgia di un partito che parlasse ai territori, e segnatamente al Nord produttivo, senza scadere nella solita pratica degli aiuti a pioggia. C’è nostalgia di un partito che dicesse non: meno tasse. Ma: più servizi con quelle tasse. E per fare questo bisogna necessariamente riformare la pubblica amministrazione, sia locale che nazionale. In tutti i campi: vediamo oggi quanti problemi ci siano con i pediatri. Ieri, erano i problemi dei medici di base. Poi ci sono gli evergreen. Ne racconto uno: mi è capitato di cambiare casa un anno e mezzo fa, e di fare contestualmente il cambio di residenza. Ovviamente vado in Comune e faccio tutto. “Le arriverà il bollino da applicare sulla patente con il nuovo indirizzo”, mi dicono. Ed è vero. A mia moglie arriva. A me no, ma neanche me ne accorgo. Finisce che mi scade la patente e che la vado a rinnovare, ma l’indirizzo è sbagliato. Correggete. No. Non possiamo correggere. E perchè mai? Perché è il Comune a dovercelo richiedere. Allora andiamo in Comune, ma in Comune dicono che loro la pratica l’hanno spedita alla motorizzazione. Riandiamo in motorizzazione a Milano, dove mi dicono che forse è perché ho un bollo non pagato: guardi è una assurdità, perché se anche avessi un bollo non pagato io saldo tutto, ma non è che mi si può negare il diritto di cambiare residenza. Allora faccia una nuova richiesta con la carta di identità. Fotocopisteria, scansione, nuovo invio di tutti i documenti e richiesta. Arriva un’ultima mail: deve mandare anche una lettera in carta semplice in cui accetta il cambio di residenza. Ma se lo sto chiedendo?!? Ora, si tratta ovviamente di un discorso cretino, di residua importanza. Ma pensate a quanto tempo un cittadino ha dovuto perdere. E moltiplicatelo per le tante cretinatine di residua importanza e 60 milioni di persone, giacché la burocrazia non risparmia né grandi né piccini: non è un caso che la prima cosa che fai quando ti nasce un figlio è andare a ritirare il codice fiscale. Non la carta di identità: il codice fiscale. Come dire: benvenuto nel mondo dei contribuenti. Il che andrebbe anche bene, ma se a quei contributi corrispondesse poi un reale servizio. Perché gli italiani non odiano pagare le tasse. Odiano non avere i servizi per cui le hanno pagate, ovvero sentirsi fregati da altri italiani che si credono geni perché stanno nella pubblica amministrazione e dunque sono intoccabili.

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