A Milano non si fa altro che parlare di monopattini. Sono l’ultima frontiera dell’intolleranza. Riescono a stare sulle palle anche più delle biciclette, il che già sembrava incredibile. In fondo, quante volte ci siamo scandalizzati per i ragazzi che andavano in due in bici? Poche, perché lo facevano già i nostri nonni, con lei sulla canna e lui sorridente col cappello. La verità è che siamo figli dei nostri tempi, e i nostri figli vivono la loro età. Se dai loro un monopattino, ci salgono in due, in tre, alcuni lo smonteranno per vedere che cosa c’è dentro. Iniziamo a smetterla di fare i bigottoni tutti contro i giovani. Se a un giovane dai un banco con le rotelle fa l’autoscontro. Vivaddio l’avrei fatto anche io alla loro età, e alla mia rido delle cavolate che ho fatto alla loro età. Decisamente più pericolose, peraltro. Tutta questa rottura di palle ai nostri ragazzi la pagheremo carissima, ma questo è un altro tema. Il problema che noi ci dobbiamo porre non è su come i ragazzi usano il monopattino, che è pericoloso tale e quale una bicicletta, e che è meno pericoloso della moto, che pure personalmente adoro, ma più pericoloso dell’automobile. I temi che ci dobbiamo porre sono due.

Primo: se la nostra città è in grado di reggere una mobilità mista nella quale convivano il suv con il monopattino con la bicicletta. Aggiungo che le bici freeflow, il cui fallimento è ormai decretato in tutta Europa, devono mettere in guardia dalle mode, anche dal punto di vista della mobilità. Ci sono sempre state le mode. Di skate, ad esempio, oggi se ne vedono in giro assai pochi e anni fa spopolavano. La novità è che adesso sono le amministrazioni che dotano di monopattini e bici le città. Un passo avanti, ma di quale attualità? Possiamo porci il problema di fare in modo che certe rivoluzioni siano permanenti e dunque accettabili? Se una bici è pesante, spesso rotta, con i freni inservibili le prime volte la prendo perché la provo, poi inizio a usare altro. E il free flow va a farsi benedire. Se un monopattino mi fa rischiare brutte cadute le prime volte lo provo, poi mi spavento e uso dell’altro. Torno cioè ai due mezzi che ho imparato a guidare, e che hanno richiesto a me un sacrificio in termini di tempo di apprendimento e di acquisto: l’auto e la moto.

Secondo: la città è strutturalmente pronta per i monopattini? Abbiamo un centro cittadino, e parlo di via Manzoni, dove il pavè è talmente sollevato da essere fastidioso con le auto, e con moto che hanno ruote da 17. Figurarsi con le rotelline dei monopattini, che ovviamente vanno sui marciapiedi a fare il pelo ai passanti. Di via Ludovico il Moro, luogo dove dovrebbero essere testati i carri armati, tanto è dissestato, non voglio neppure parlare. Considerato che il monopattino certo non serve per andare da Bovisa a Stadera, ma per muoversi su distanze brevi, in centro, possiamo avere strade che siano meno pericolose? Senza enormi buche provocate non dalle auto, ma dalla presenza di binari che rialzano i pavè. Ecco, per questo motivo forse bisogna uscire dalla partigianeria auto contro moto, moto contro bici, bici contro monopattini e monopattini contro pedoni.

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