Le domande di emersione e regolarizzazione presentate in Lombardia in base a quanto consentito dal Decreto Rilancio sono poco più di 50.000, un quarto di quelle presentate in tutta Italia; Milano è al primo posto per numero di domande presentate in Lombardia: 22.528 tra lavoratrici domestiche, lavoratori agricoli e richieste di rilascio di permesso di soggiorno temporaneo (cosiddetto “comma 2”). Segue Brescia con 5.126 domande. Al terzo posto Bergamo con 4.756.
Si tratta di un risultato complessivamente in linea con quanto si attendeva il Governo, che aveva stimato un numero potenziale di domande intorno a quota 220.000 per l’intero Paese, su un totale stimato di stranieri irregolarmente presenti in Italia al 1° gennaio 2019 che ISMU ha calcolato in 690 unità.
“Per poter fare una valutazione di questo risultato, quindi, è bene tener presenti alcuni elementi”, sottolinea Valentina Cappelletti della segreteria Cgil Lombardia.
“In primo luogo occorrerà verificare quante di queste richieste arriverà in fondo all’iter autorizzativo, che purtroppo si teme sarà molto lungo e dall’esito tutt’altro che scontato”. “Soprattutto, però – prosegue la dirigente sindacale – occorre avere a mente che il Decreto Rilancio ha offerto la possibilità della emersione e della conseguente regolarizzazione sulla base di una forte selezione a priori, frutto di una scelta politica precisa: si regolarizza solo chi lavora nell’agricoltura o nell’assistenza familiare e solo chi lavora irregolarmente”.
Da un lato questo ha escluso chi opera in settori diversi, come per esempio l’edilizia, la logistica, la ristorazione, lasciando esposti al rischio di sfruttamento moltissimi lavoratori stranieri irregolari. Dall’altro ha anche impedito di stabilizzare la situazione di chi oggi ha un lavoro regolare ma ha un permesso di soggiorno che rischia di non essere rinnovato, come nel caso di chi ha trovato lavoro con un permesso per motivi di studio o per richiesta di protezione internazionale. In questi casi l’impossibilità di presentare domanda di conversione del permesso di soggiorno rischia di produrre in futuro la perdita del lavoro e quindi l’inabissarsi nel nero dell’economia irregolare. Con il risultato, per i lavoratori stranieri, di vanificare il percorso di inclusione sociale faticosamente iniziato e, per le imprese, di interrompere rapporti di lavoro già positivamente instaurati.
“Il percorso della emersione sarà lungo e quindi lo seguiremo a tutti i livelli con la massima attenzione a tutela delle persone e delle famiglie che si sono rivolte alle nostre strutture per la consulenza nella presentazione delle domande”, prosegue Cappelletti.
“Al tempo stesso resta per noi imprescindibile lavorare con altrettanta energia per ottenere un provvedimento più ampio, che riscriva le norme sulla immigrazione, sulla cittadinanza e sulle procedure per l’accesso alla protezione internazionale, dal momento che quelle attualmente in vigore, dalla Bossi-Fini in poi, sono state più strumento di propaganda politica che di governo del fenomeno migratorio”.

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