Addio a MARTIN BIRCH, leggendario produttore di IRON MAIDEN e DEEP PURPLE

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È morto ieri sera 9 Agosto 2020 all’età di 71 anni MARTIN BIRCH, storico produttore di FLEETWOOD MAC (con cui ha cominciato nel 1969, appena 19enne), DEEP PURPLE (c’è il suo tocco su “In Rock”, “Machine Head”, “Burn” e sul live epocale Made In Japan”), WHITESNAKE (i 6 dischi degli anni blues), BLACK SABBATH (con Dio), RAINBOW (quelli di “Rising”) e soprattutto IRON MAIDEN.

È stato il braccio destro di Steve Harris negli anni d’oro: aveva inventato e sublimato il suono Iron Maiden (su 9 album consecutivi, a partire da Killersdel 1981) ed è stato riconosciuto dalla stessa band come il sesto elemento chiave del gruppo, per il suo modo unico di “tirare fuori la performance”Impegnato sia come produttore che come ingegnere del suono (allo stesso tempo o alternativamente), il suo talento stava nel saper valorizzare ciò che si trovava di fronte senza mai snaturarlo. Nessuna mania di protagonismo, Birch sapeva semplicemente cucire il vestito perfetto al rock duro degli anni 70/80, rispettandone natura e carattere. Mai arrogante, sempre lucido e senza dubbio pioniere intuitivo e geniale del banco. Prezioso ma mai avaro, né avido.

Si era ritirato a soli 44 anni nel 1992 (si dice perché non interessato a lavorare in digitale, che definiva “asettico”), dopo aver prodotto Fear Of The Dark” degli Iron Maiden: altra scelta che lo contraddistingue e lo riconferma come un alieno del music business. Il suo segreto? “La mia passione per il Kung-Fu!”, diceva. Una disciplina che mi ha insegnato come raggiungere la concentrazione e riconoscere quando è il momento giusto di sferrare l’attacco!”. Il suo ritiro segnò la fine di un’epoca fondamentale per l’hard & heavy

Con le band con cui lavorava sapeva anche instaurare un rapporto umano vivo e affiatato, il che in genere coadiuva l’armonia ma può trasformarsi anche in un’arma a doppio taglio: “Con i Maiden si è subito creata un’intesa magica che poi si è trasformata in un rapporto speciale. All’inizio potevo giudicare il loro lavoro con maggiore distacco e necessaria obbiettività, poi… siamo diventati troppo amici! La prima volta in cui li vidi in azione, rimasi letteralmente sedotto dalla loro energia devastante. Raramente ho visto band così, d’impatto mi hanno senz’altro ricordato parecchio i primi Purple, anche se il loro concetto e il loro approccio sono molto distanti. I Maiden erano la seconda generazione dell’hard & heavy, una band più compatta, diretta e robusta, meno jamming. Certo con entrambi i gruppi si spingeva sull’acceleratore senza se e senza ma… e senza dimenticare ilvalore della melodia! I Maiden restano il mio fiore all’occhiello, la formazione con cui ho amato di più lavorare. Erano instancabili, inossidabili e, dettaglio tutt’altro che irrilevante, hanno saputo mantenere i piedi per terra: Steve era il Boss indiscusso, fondatore e autore della stragrande maggioranza dei brani, eppure nessuno di loro, Harris compreso, ha mai perso di vista lo spirito di squadra. È questa la chiave di tutto, anche nel mio lavoro”.

Nonostante non gli piacesse “apparire”, era divertente ad ogni nuova uscita discografica dei Maiden scoprire con quale nuovo nomignolo lo avrebbero ribattezzato: Farmer, Black Night, Pool Bully, Live Animal, Masa, Disappearing Armchair, The Juggler…

Ha firmato tra gli altri anche “Beck-Ola” (1969) di Jeff Beck, “Grinding Stone” (1973) di Gary Moore, “Cultosaurus Erectus” (1980) dei Blue Oyster Cult e “Assault Attack” (1982) di Michael Schenker Group, ma la lista è lunga nonostante i poco più di 20 anni di attività.

La canzone “Hard Lovin’ Man, presente su “Deep Purple In Rock”, è dedicata proprio a buon Martin e Birch inoltre fa una cameo nel videoclip di Holy Smokedei suoi Iron Maiden.

Il primo a diffondere la notizia sulla sua morte è stato l’amico David Coverdale attraverso un tweet personale. Al momento non sono state ancora rese note le cause del decesso, né eventuali dettagli sulla funzione funebre.

Riposa in pace uomo dei bottoni….

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