Arrestati 5 rapinatori siciliani in trasferta [video]

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La Polizia ha arrestato cinque presunti rapinatori accusati di 3 colpi e un tentato colpo a Milano, in danno di agenzie di Ubi Banca commessi tra i mesi di maggio e agosto 2019 e che hanno fruttato complessivamente 298mila euro. Gli arresti sono stati effettuati a Palermo. La banda di “rapinatori trasfertisti” è stata individuata e bloccata dalla Squadra mobile di Milano in collaborazione con la Squadra mobile di Palermo siciliana, entrambe coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano.

Il milanese chiamava e i suoi contatti nel Palermitano assoldavano per lui la manovalanza necessaria per mettere a segno i colpi agli istituti credito. Giusto il tempo necessario per compiere la rapina, poi i “trasfertisti” facevano perdere le loro tracce tornando a casa. Questo il sodalizio criminale ricostruito dopo un anno e sei mesi di indagini dagli uomini della Squadra Mobile di Milano. Un’indagine che nei giorni scorsi ha fatto finire in manette cinque pregiudicati, ma che in precedenza aveva già portato all’arresto in flagranza di quattro persone – tra cui anche l’organizzatore milanese – poco prima che la “batteria” colpisse una filiale della Ubi Banca di Busto Arsizio all’inizio dello scorso ottobre.
Per ricostruire l’esatta composizione della banda e, soprattutto, l’identità dei suoi membri gli agenti della polizia di Stato hanno compiuto un lungo lavoro di analisi sulle immagini registrate dalle telecamere nelle zone di via Washington, dove i banditi avevano rapinato due volte (il 9 luglio e il 7 agosto 2019) lo stesso istituto creditizio, e poi in via Friuli dove i rapinatori erano entrati in azione verso la fine di maggio. Tre colpi capaci di portare nelle loro tasche quasi 300 mila euro di bottino, ma di rapina – questa volta andata male – ce ne sarebbe pure una quarta tentata il 6 agosto sempre nella stessa banca di via Friuli.
Ad organizzare i colpi era il 44enne G. Aruta con un’abitazione, una sorta di base logistica, nel comune di Rozzano che I poliziotti hanno individuato dopo aver notato i passaggi sospetti di una Fiat Punto in via Washington, macchina intestata a una ex compagna di Aruta. Attraverso l’uomo, che aveva diversi precedenti per truffa, si è così riusciti a risalire al nucleo palermitano composto dal 43enne G. Immesi, dal 45enne M. Lopez e da altri due complici (S. Montagna di 51 anni e V. La Corte) che hanno partecipato alla tentata rapina del 6 agosto e a quella riuscita del giorno successivo. Le indagini della Squadra Mobile di Milano hanno permesso anche di ricostruire gli esatti spostamenti di Lopez e Immesi verso la fine di maggio: i due hanno raggiunto Napoli da Palermo via mare e poi Milano in treno dove le utenze telefoniche li collocano a casa di Aruta.
Anche le modalità utilizzate per portare a termine i crimini erano poi un loro marchio di fabbrica: la batteria entrava in azione sempre a volto scoperto e armata di taglierino – a nascondere la loro identità solo alcune parrucche e abiti sgargianti – poi dipendenti e clienti della banca venivano legati con delle fascette da elettricista e i malviventi attendevano comodamente, anche per 45 minuti, l’apertura temporizzata del caveau. Che le loro imprese fruttassero bene lo dimostrano anche alcune telefonate fatte dallo stesso Aruta: l’uomo – ai domiciliari dopo l’arresto in flagranza di Busto Arsizio – era interessato a compiere alcuni investimenti immobiliari da intestare poi a figlia e altri parenti.

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