Ferie forzate per tutti quei dipendenti Atm risultati positivi ai test sierologici effettuati dal 7 maggio su base volontaria, o per quelli in attesa di risultato. E’ questa la prima assurda conseguenza di un progetto pasticciato fin dall’inizio, quando il sindaco di Milano Beppe Sala, in collaborazione con l’infettivologo Massimo Galli dell’ospedale Sacco, un paio di settimane fa si era posto l’obiettivo di mappare quanti tra autisti e controllori erano entrati in contatto col Coronavirus. Se non che l’ospedale Sacco, aveva preso nell’immediato le distanze dall’iniziativa, costringendo il dottor Galli ad incaricarsi personalmente dei test con l’aiuto della Statale. Il procedere del progetto era poi incappato subito dopo in un’altra ‘storta’, quando la notizia che riportava i dati secondo cui il 60% degli autisti era risultata positiva ai test era stata bollata come ‘fake news’ dal sindaco stesso.

Ma arriviamo all’oggi: dicevamo ferie, ma perché? Ebbene qui più che una storta, arriva la prima vera slogatura del progetto, una slogatura data dall’assurdità: “con il risultato positivo del test sierologico rapido – si legge nella nota diffusa dalla RSU – il lavoratore attenendosi alle norme igienico sanitarie previste dai decreti ministeriali e dalle disposizioni di Atm, si presenta dal medico curante con la certificazione rilasciata dalla struttura”. E qui nascono i problemi: “Quest’ultimo non riconosce la documentazione rilasciata dall’ente, in quanto i test non sono riconosciuti dall’ats e dalle normative vigenti, non rilasciando di conseguenza il certificato medico”. Insomma il lavoratore positivo si trova con in mano un due di picche, quando briscola è mattoni.

“Il lavoratore si ritrova senza certificazione e senza la possibilità di lavorare perché l’azienda non gli permette il rientro prima di sette giorni”, continuano dalla RSU. In buona sostanza il dipendente Atm, non avendo in mano nessun documento ufficiale, non può essere aiutato dal medico curante per la richiesta di un tampone che chiarirebbe lo stato attuale di salute, perché come da disposizione della Regione il medico di medicina generale, riconosce soltanto i test effettuati col prelievo e non quelli rapidi. E allora ecco che i lavoratori sono “costretti” a prendere le ferie come unica soluzione. “Riteniamo inaccettabile – dicono dalla RSU – che un lavoratore offertosi volontario si ritrovi in una situazione anche psicologica nella quale da un lato non può dimostrare e giustificare una patologia pericolosa come protocolli e normative prevedono e dall’altro, come soluzione ultima, si veda costretto ad utilizzare le proprie ferie”. Ma per chi non può prendere le ferie, la soluzione è ancora peggio, decidendo di tornare a lavoro e mettendo a rischio la sua salute e quella degli altri.

L’azienda ha successivamente comunicato in una nota quanto segue: “Atm precisa che i suoi dipendenti in attesa di ricevere l’esito del tampone e del test sierologico, qualora riscontrassero criticità con il medico di base per il rilascio della certificazione di malattia, sono gestiti singolarmente caso per caso dall’Azienda senza recare alcun danno al lavoratore”. 

 

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