Dobbiamo prenderne atto. Milano continua a soffocare. Per metterla sul ridere: che climate change c’è stato? Soffocavamo prima e soffochiamo adesso. Ovviamente è un paradosso, perché il climate change esiste eccome. All’inizio dell’esperienza di Affaritaliani.it Milano la chiamavamo la strage silenziosa. Sono passati più di 15 anni, ed è ancora così. In mezzo si è fatto molto per portare la consapevolezza ambientale a un nuovo livello. Alcune cose sono state un assurdo di tipo sovietico, tipo le domeniche a piedi. Altre non funzionali, come le targhe alterne. Anche Area C non ha risolto molto, e penso che Area B farà lo stesso. Il percorso ambientale non è stato né di sinistra né di destra. Ricordiamoci che Area C era un tempo Ecopass, concettualmente diverso ma in effetti identico. E che la Lega, con Matteo Salvini consigliere comunale, proponeva la completa chiusura del centro storico a ogni tipo di veicolo. Una immensa zona pedonale. E però? Però dobbiamo dircelo, senza tornare indietro sui provvedimenti e sui progetti. Tutto questo vale poco. Pochissimo. Lo smog è sempre alle stelle e siamo nella top five delle città più inquinate del pianeta. Vale poco perché l’hinterland è sempre stato politicamente concepito come una succursale. I sindaci, quasi irrilevanti rispetto all’egemonia culturale e mediatica di Milano. Questo non va bene. Caro sindaco Sala, caro sindaco metropolitano, occorre un nuovo protagonismo politico della Milano capoluogo di provincia. Il tuo think tank potrà essere di altissimo livello, e internazionale. Potrà avere Ada Colau, o Michael Bloomberg. Ma fin quando il sindaco di Buccinasco, Trezzano, Cinisello e San Donato, fin quando la tua amata Brianza, e tutti gli altri, che circondano Milano, che portano forza lavoro e consumi (non city users, che fa rima con schiavetti), fin quando Sesto San Giovanni, con i suoi oltre 100mila abitanti. Ecco fin quando tutti questi non saranno coinvolti davvero in una mission ambientale condivisa e non egemonica, a Milano si soffocherà. E il valore politico sarà quello dell’Unione Europea in politica estera. Pari allo zero.

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