Casa della Carità, abrogare i decreti sicurezza

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Don Virginio Colmegna presidente della Casa della Carità

Si discute in questi giorni della revisione dei decreti sicurezza. La  Casa della carità di Milano interviene nel dibattito, ribadendo che abolire queste norme sia l’unico modo per superare la cultura di chiusura e di esclusione che li ha promossi, che vede l’immigrazione esclusivamente come un problema di ordine pubblico, che non tiene conto dei tanti percorsi positivi di integrazione che molti cittadini stranieri hanno intrapreso nel nostro Paese. Lo dimostra, per esempio, il recente caso delle 120 persone formate e regolarmente assunte dall’azienda Number 1 logistic che, a causa del primo decreto sicurezza, hanno perso il permesso di soggiorno e di conseguenza anche il lavoro, rischiando di interrompere un percorso di inclusione lavorativa e sociale di tre anni. “Se si vuole davvero governare il fenomeno migratorio nel rispetto dei diritti umani e garantendo sicurezza e coesione sociale per tutti, oltre alla fondamentale abolizione di questi decreti, è necessario approvare una nuova legge sull’immigrazione, che superi la Bossi-Fini attualmente in vigore – sostiene la Casa della Carità in un comunicato -. È indispensabile aprire canali di ingresso regolare in Italia e in Europa e servono nuove forme di regolarizzazione degli stranieri che hanno già iniziato un percorso di inclusione, che non siano limitate ai cosiddetti “decreti flussi” peraltro poco utilizzati. Bisogna passare, nella gestione dell’immigrazione, da una visione emergenziale a una visione di lungo periodo. Una proposta da cui partire è già in Parlamento: è la proposta di legge di iniziativa popolare di Ero Straniero*, sulla quale sono in corso le audizioni alla Camera dei Deputati”. A nome della Casa della carità, il presidente don Virginio Colmegna afferma: “Chiediamo alla politica di essere coraggiosa e cogliere questa proposta di legge che arriva dalla società civile per rendere possibili misure concrete, realizzabili e di buon senso, a cominciare dall’apertura di canali d’ingresso legale e da nuove forme di regolarizzazione degli immigrati già radicati, che potranno garantire maggiore legalità, sicurezza e coesione sociale non solo per i cittadini stranieri ma per l’intera collettività”.

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