Proprio in questi momenti capisci che le cattiverie e le invidie subite sono niente rispetto alla malattia. #forzapapà“. È la pagina ufficiale su Facebook di Lara Comi. E sotto ci sono dopo 24 ore dall’arresto, 1420 commenti.

Voglio chiarire subito come la penso. Mentre sono stato assai morbido su altri, quello che ho letto in merito all’inchiesta su Lara Comi, mi ha davvero sconvolto. Sono duro, ben sapendo che si tratta per ora solo della tesi dell’accusa. Ma se dovesse essere accertato che una – ai tempi – europarlamentare, con relativo stipendio, ha fatto la cresta sul compenso del collaboratore, chiedendo indietro anche piccole cifre, beh, questo mi renderebbe quantomai propenso ad avere un giudizio assai severo. Quello che ho letto sulla Comi mi fa arrabbiare, con la Comi ovviamente. Però. Però ci sono 1420 commenti sotto un post della Comi del giorno prima dell’arresto in cui sta dicendo che il padre non sta bene. E ci sono scritte robe del genere: E’ finita la pacchia, in gattabuia a vita. Chi lo scrive  riceve 19 like. “Criminale. Spero che marcisci in carcere”. E poi: “Ciao, volevo chiederti una cosa… non ti capita di sentirti chiusa in gabbia”. 28 like. “Avete la faccia piena di merda”. “Ci vediamo tra 10 anni buon soggiorno”. “Decapitazione”. Cioè capito? Decapitazione. Senza processo. “Mi ride anche il buco del culo”. “Finalmente un lieto fine. Ora affronterò la giornata con il sorriso”. Uno addirittura scrive: “Spero tanto che la tua vicinanza faccia rimettere presto il tuo papà, ora che non puoi uscire”. Ecco, quest’ultimo commento è incredibile. Forse il peggiore. Io mi sono molto arrabbiato per quel che ho letto su Lara Comi, e ho letto tutto visto che ieri ho pubblicato l’ordinanza integrale. Se ha fatto quel che c’è scritto, sconti tutta la pena e sparisca dalla vita pubblica per sempre. Ma niente mi fa perdere di vista che quella è una persona. E che ha un padre, che sta male. Che magari leggerà quei commenti. Quelli che ho riportato qui sopra. Li leggerà uno per uno. Uno per uno. E io provo tristezza per chi li ha scritti.

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