Razzismo, Spadafora, serve prevenzione e educazione

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“Sono profondamente amareggiato per gli ultimi episodi di razzismo avvenuti sui nostri campi di calcio, non solo quelli di Serie A. Trovo infatti davvero deplorevole quanto accaduto durante l’incontro tra l’Aurora Desio Calcio – Settore Giovanile e la Sovicese, dove a sfidarsi erano dei ragazzini di 10 anni e dagli spalti una madre ha urlato insulti razzisti nei confronti di uno dei piccoli in campo. Ancora più folle quanto accaduto al termine del match tra il Melzo ed il Cea Milano: oltre agli insulti razzisti, infatti, un padre è sceso in campo per dare un pugno ad un ragazzo di origini senegalesi”: così  il ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora interviene nel dibattito aperto dopo le partite del fine settimana. L’Aurora Calcio Desio ha scritto una lettera indirizzata, tra gli altri, prorpio al Ministro, per denunciare l’insulto razzista di una mamma ad un bimbo di colore, durante la parita Aurora Desio-Sovicese, dei Pulcini. “Quando ho iniziato il mio mandato da Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport mi sono posto come obiettivo quello di combattere il razzismo negli stadi – scrive Spadafora – Sono pienamente consapevole che si tratta di una impresa molto difficile e questa consapevolezza deriva anche dalla frequenza con cui si ripetono episodi del genere. Ma non possiamo di certo arrenderci, anzi. Lo Sport infatti riflette la realtà della nostra società, sui campi si uniscono e si sfidano squadre fatte da ragazze e ragazzi con storie, origini, culture diverse, che in quella occasione si riconoscono come uguali, come parte di una stessa squadra, al di là delle differenze. Dobbiamo tutelare questo aspetto sopra ogni cosa per non permettere la diffusione di un clima di violenza ed intolleranza”. “Sono disposto, come ho più volte sostenuto, a prendere anche decisioni impopolari – sottolinea il ministro – ma queste non bastano se non vengono accompagnate dalla volontà reale di fare un cambio di passo culturale, non solo nello Sport. Un cambiamento che cammina sulle gambe dei più giovani e si forma attraverso gli esempi che gli vengono forniti, ma che troppo spesso – come nei casi prima ricordati, o nell’abitudine a minimizzare quanto avviene nelle serie maggiori – sono tutt’altro che positivi”. “Il mio impegno si sta concentrando sull’utilizzo delle nuove tecnologie per identificare i violenti – scrive ancora Spadafora – ma anche sulla predisposizione di misure strutturali non solo repressive. C’è bisogno di un grande lavoro di prevenzione e di educazione, per questo è necessario il contributo di ciascuno di noi. Ognuno deve quindi deve sentirsi coinvolto. Anche l’insulto di uno solo è rilevante se trova il tacito consenso delle società sportive o delle tifoserie. Dobbiamo sradicare questo tipo di cultura omertosa – conclude il ministro – segnalare e punire i colpevoli, senza alcuna remora e compiere quel salto di qualità che il Paese chiede a gran voce”.

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