Andrebbe fatto, ogni tanto, un bagno. Pulisce e rinfresca.
Un bagno di umiltà, si intende.

Milano è una bella città oggi.

Chi l’ha vissuta – e siamo la stragrande maggioranza – negli anni bui della crisi che faceva chiudere i negozi, le serrande, e deprimeva tutti, oggi gioisce. E questo va bene. Però Milano non sta bene. Perché è una eccellenza non compresa e non capita. Dobbiamo dircelo che esiste un problema se il sindaco di Milano, Beppe Sala, sponsorizza due esponenti milanesi neanche per il governo, ma per il sottogoverno dei viceministri e sottosegretari, e la sua indicazione viene bocciata dai fatti. Non è un problema di Beppe Sala, beninteso. E’ un problema per Milano. E non basta che i milanesi che contano sanno con chi parlare, come dice il mio amico Carlo Cerami. E’ un problema anche la distruzione della sinistra milanese, dove più forte e più intensa è stata l’esperienza arancione. Anche questa, quando ha provato a estendersi a livello nazionale, si è rivelata labile come la volontà di Giuliano Pisapia. E’ un problema la scissione di Renzi, amatissimo in città, e che ha ancora molto seguito. Ma che di fatto divide il partito degli iscritti, visto che quello degli eletti è rimasto immobile. E’ un problema la scissione in Forza Italia, tradizionalmente il partito più influente del centrodestra. Gli uni sono tentati da Renzi, ma non vanno. Gli altri sono tentati da Toti, e non vanno (almeno per adesso). E poi c’è la Lega, che a Milano ha tante ambizioni. Insomma, ci si trova – a Milano – in una condizione nella quale la politica è separata, polverizzata, parcellizzata e ignorata da Roma. Anche il dibattito pubblico langue, i giornali si occupano sempre meno di politica cittadina. Oggi, chi si trova a governare a Milano, può alzare il biglietto, magari decidere di tirare giù San Siro, e fare altro senza che nessuno alzi un sopracciglio. Il che non è un bene, proprio no: il dibattito e la condivisione sono il sale della politica. Non è un bene perché prima o poi i milanesi si svegliano. Generalmente lo fanno di colpo. E dopo che l’hanno fatto si mettono subito al lavoro.

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