C’era una volta la politica vintage, come il giornalismo vintage.

Francamente li odio. Che cosa sono? E’ semplice: quando c’è l’ennesimo scoop sulla sparizione di Ylenia Carrisi, o di Emanuela Orlandi. L’ennesimo scoop sulla notte del gran consiglio del fascismo. Roba tanto vecchia da risultare stantia. Diciamo che non mi appassiona. Ma esiste anche la politica vintage. La politica dovrebbe essere, a mio modesto parere, l’arte di risolvere i problemi del presente e di progettare come risolvere i problemi del futuro. Il passato dovrebbe servire da monito. La Storia l’hanno fatta gli uomini del passato, e a scriverne ci pensano gli storiografi. Invece all’Europarlamento si dilettano di questo. Hanno fatto passare una risoluzione sull’importanza della memoria nella quale equiparano i regimi totalitari del nazismo e del comunismo. In Italia così la sinistra si spacca tra chi ha votato a favore e chi invece si è astenuto. Mentre va in onda questo bel siparietto, Luigi Di Maio – che sarà pure tanto cretino e tanto scemo e tanto ignorante e tutto quel che volete – ecco, Luigi Di Maio dice chiaro e tondo che la tassa sulle merendine e altre tasse non vanno messe perché questo non deve essere il governo delle tasse. Ripeto: mentre Pisapia viene insultato per un voto al Parlamento Europeo sui totalitarismi del secolo scorso, Di Maio parla di una cosa che tutti noi gente normale compriamo: le merendine per i nostri figli. Scelga il cittadino qual è la politica vintage e quale invece la politica attuale.

PS. Non mi si faccia passare per fan di Di Maio perché non è vero. Ma lasciatemi dire che un altro paio di cose del genere e rischia di diventare un leader della sinistra. Il che è tutto dire.

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