E’ morto a 82 anni Piero Scaramucci, giornalista Rai e tra i fondatori di Radio Popolare. Era ricoverato per un aneursima da metà agosto alla clinica Humanitas. Lascia la moglie e collega Mimosa Burzio e la figlia Marianna di 35 anni. A darne l’annuncio l’Anpi provinciale di Milano. Scaramucci, nato a Praga nel 1937, era vicepresidente della sezione Anpi Almo Colombo, del quartiere Isola. Roberto Cenati, presidente dell’Anpi provinciale di Milano, ripercorre le tappe della carriera professionale: “Negli anni ’60 e ’70 Scaramucci, come giornalista della Rai ha seguito vicende di cronaca, sindacali e politiche dalla morte di Enrico Mattei ai fatti del ’68, dalle vicende della banda Cavallero ai conflitti sociali, dall’alluvione di Genova al processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana. Negli anni ’80 per le rubriche del TG1 ha svolto inchieste e reportage, come quelle della guerra Iran-Iraq e il primo reportage dalla Cambogia del dopo Pol Pot. Nel 1987 ha seguito per il TG2 l’alluvione in Valtellina effettuando la diretta sulla tracimazione. E’ stato inviato della trasmissione Samarcanda con dirette dai luoghi critici della mafia. Al TG3 nel 1991 ha condotto l’edizione della notte nel periodo della prima guerra del Golfo”. Dal 2004 al 2010 è stato membro del Corecom della Lombardia. Dal 2005 ne è stato vicepresidente.

SCARAMUCCI. IL CORDOGLIO DELLA COOPERATIVA DI RADIO POPOLARE
Piero Scaramucci occupa un posto di tutto rilievo nella storia del nostro Paese: è stato e resterà un esempio eccelso di come si può essere giornalisti militanti per la democrazia, anche all’interno di situazioni drammatiche e di istituzioni autoritarie, spesso usate come alibi dietro cui nascondere la mancanza di coraggio.
Sin dalla fine degli anni sessanta Piero fu uno dei principali esponenti del giornalismo democratico che si batteva contro le strategie golpiste e stragiste di un fascismo mai sopito. Dalla denuncia della ‘strage di Stato’ alla lotta per ristabilire la verità sulla morte di Pinelli, Piero fu sempre in prima linea, più che controcorrente fu sprone verso una etica del giornalismo che fosse sempre ricerca della verità. La verità che è sempre levatrice delle più autentiche rivoluzioni. Per questo la sua concezione del mondo ha sempre avuto al centro l’esercizio della professione giornalistica come impegno civile e ‘rivoluzionario’ prima ancora che politico e professionale. La sua etica fu sempre influenzata da esperienze come quella di Danilo Dolci e dei Quaderni Operai di Panzieri. Quando a metà degli anni ’70 si passò dai giornali militanti (come Lotta Continua) ai nuovi media, come le radio libere, lanciò il progetto di Radio Popolare di cui fu il principale artefice. Questo divenne anche il suo principale progetto di vita, attraverso il quale ha educato e formato schiere di nuovi giornalisti, ricevendo dall’apporto dei giovani una fonte di eterna giovinezza che lui ha sempre riversato nel suo impegno civile, e nella ‘sua’ radio della quale è stato più volte infaticabile direttore e fino allo scorso giugno Presidente della Cooperativa di Radio Popolare.
Ciao Piero.
Resterai nei nostri cuori. Nei cuori delle migliaia e migliaia di ascoltatori che sempre hanno stimato il tuo impegno e nel cuore delle centinaia e centinaia di giornalisti della tua cara Radio Popolare e della Cooperativa dei lavoratori, che sono sempre stati la famiglia a cui hai saputo dispensare affabilità e amicizia fraterna: non smetteremo mai di portarti eterna riconoscenza per averci regalato – a noi sinceri democratici, appassionati della politica, o semplici giornalisti – una vita degna di essere vissuta.
A Mimosa e alla cara Marianna l’abbraccio più affettuoso del Consiglio di Amministrazione e di tutti i soci della Cooperativa.

Biagio Longo
Presidente Cooperativa Radio Popolare

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