Al via la raccolta di pomodoro da salsa in Lombardia. Lo rende noto la Coldiretti regionale sottolineando che, secondo le prime stime, quest’anno la produzione dovrebbe attestarsi intorno ai 5 milioni di quintali, più bassa dell’8% rispetto alle previsioni di inizio stagione.

La pioggia di maggio – spiega la Coldiretti Lombardia – ha posticipato i trapianti delle piantine anche di una ventina di giorni. “Purtroppo il meteo ha inciso molto – spiega Davide Rocca, tecnico del Consorzio Casalasco del Pomodoro, la prima realtà italiana nella coltivazione, produzione e trasformazione dell’oro rosso – Il pomodoro è una coltura che necessita di sole e non sopporta le piogge eccessive. Quest’anno, invece, abbiamo avuto molte precipitazioni in primavera, che insieme a grandine e vento hanno danneggiato soprattutto i trapianti precoci e una parte dei medi. Ma contiamo di recuperare qualcosa su quelli tardivi – aggiunge Rocca – che hanno beneficiato di condizioni climatiche più adatte e che potrebbero farci rivedere al rialzo le stime di fine stagione”.

Il caldo e i cambiamenti climatici – afferma la Coldiretti – hanno modificato la distribuzione delle coltivazioni e i tempi di raccolta, con il Nord che ormai rappresenta la metà del totale della produzione nazionale di pomodoro e che quest’anno con la raccolta parte prima del Sud. Le aspettative in Italia sono per un raccolto attorno a 4,7 milioni di tonnellate, con una buona qualità in termini di gradi Brix, ovvero di contenuto zuccherino.

In Lombardia – precisa la Coldiretti regionale – il pomodoro è coltivato su oltre 7 mila ettari di terreni, che si trovano quasi per l’80% tra le province di Mantova e Cremona. Quello del pomodoro è un comparto che in Italia – sottolinea la Coldiretti – mette in moto una filiera di eccellenza del Made in Italy che coinvolge circa 7.000 imprese agricole, oltre 90 imprese di trasformazione e 10.000 addetti, che esporta poco meno di 2 miliardi di euro di derivati del pomodoro in tutto il mondo. L’Italia è il secondo produttore mondiale di pomodoro dopo la California e prima della Cina ma ha il primato dell’Unione Europea davanti a Spagna e Portogallo.

Dal 26 febbraio 2018 è in vigore la norma sull’etichetta d’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro – spiega Coldiretti – grazie alla nuova normativa nazionale non è più possibile spacciare per Made in Italy i derivati del pomodoro importati dall’estero. Le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia devono avere obbligatoriamente in etichetta le seguenti diciture: a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato; b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato. Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

Oggi in Italia si consumano conserve di pomodoro per circa 30 chili a testa all’anno a casa, al ristorante o in pizzeria secondo le stime della Coldiretti. Ad essere preferiti, sono stati nell’ordine le passate, le polpe o il pomodoro a pezzi, i pelati e i concentrati. Una tradizione in cucina codificata nel 1800 da Pellegrino Artusi che nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” scriveva che “il sugo dev’essere semplice e cioè di soli pomodori cotti e passati. Tutt’al più potrete unire ai medesimi qualche pezzetto di sedano e qualche foglia di prezzemolo e di basilico quando crediate questi odori confacenti al bisogno”.

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