Ancora una volta ci devo tornare su.

E’ già complicato cercare di far capire al resto d’Italia che l’operazione di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna non è un gesto di egoismo, ma un gesto di realismo.

Qui ci sono Regioni che vanno forte perché fanno quel che devono.

Iniziamo a mettercelo in testa: non è che la Lombardia è benedetta da Dio e le altre Regioni no. E’ che in Lombardia si lavora, anche e soprattutto grazie ai tanti talenti venuti dal resto dell’Italia. Perché la Lombardia accoglie tutti.

E’ così e deve continuare ad essere così. Ma non le si vuole dare l’autonomia perché questo leverebbe le briglie e la Regione potrebbe correre. Secondo chi non sa le cose, addirittura correre via.

Invece no, ognuno dovrebbe iniziare a prendersi le sue responsabilità. Ma vabbè, questa è cosa già detta e stradetta.

La cosa davvero importante è che io non capisco la proposta del Pd di un autonomismo metropolitano. Non lo capisco, non riesco a inquadrarlo se non in un’ottica tutta politica di scontro istituzionale. Il sottotesto di quella operazione, e lo dico chiaramente, è: visto che le Regioni non le controlliamo noi, visto che lo Stato non lo controlliamo noi, ma le città sì, allora viriamo sulle città stato piuttosto che sulle regioni autonome. Una posizione ancora più incomprensibile di quella, già di difficile comprensione, delle regioni autonome. Che avrà due effetti: mandare tutto in vacca.

Oppure restituire l’Italia ai campanili, alle mille camarille, ai salotti.

Bella roba.

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