Ora, su questa cosa è bene che ci diciamo la verità, anche se questa rubrica si chiama Pinocchio. Non abbiamo mai risparmiato critiche al servizio, e devo dire che il nuovo ad Marco Piuri ha detto quel che abbiamo scritto lungamente: il mandato dell’ex ad Cinzia Farisé e il mandato dell’ex governatore Roberto Maroni non sono stati un periodo felice, per i pendolari. Al punto che oggi bisogna correre ai ripari. C’è però un senso quasi di ineluttabilità, rispetto ad alcune scelte che saranno obbligate ma soprattutto che saranno strategiche. Mi spiego. Abbiamo già visto che la strada per l’efficienza porta a sacrifici. Per esempio: una volta ogni città aveva la sua posta e la sua banca (o più di una) e il suo studio medico. Addirittura aveva il suo piccolo ambulatorio, o ospedale. Non è più così. Non si può. Semplicemente, costa troppo. Così, Piuri ha detto una cosa assolutamente vera: dove su un treno viaggiano 20 persone, ci si può mettere un autobus. Magari lo si può comprare elettrico, propongo io, così non si inquina. Ma si va in autobus. I treni costano, e costano caro. Quindi, i tagli. L’uno per cento delle linee. Certo, uno che prendeva proprio quella linea, si troverà spiazzato, e pure incazzato. Ma rendiamoci conto che i treni non sono taxi, mica per altro: sono estremamente più costosi. Quindi, è giusto tagliare i rami secchi e le linee secondarie. Non quelle pendolari, intendiamoci. Ma quelle su cui neppure i pendolari viaggiano. A tutti piacerebbe avere tutti i servizi sotto casa. Ma non si può, e bisogna farsene una ragione.

PS. Piccolo intervento di autopromozione. Se volete sentire parlare di trasposto locale e non solo venite il 19 novembre alle ore 18 alle Stelline. Ci saranno tutti, dal ministro Toninelli al presidente di FNM Trenord, dall’assessore Terzi al vicepresidente di Assolombarda Spada.

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