In corteo per non dimenticare Abba, contro il razzismo

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 A 10 anni di distanza dalla morte di Abba, migliaia di persone hanno attraversato le vie di Milano per il corteo promosso dai centri sociali, col “desiderio di riscatto”.Dieci anni fa l’omicidio di Abdoul Guibre “Abba”, 19enne milanese originario del Burkina Faso, ucciso a sprangate la notte del 14 settembre 2008 in via Zuretti, a pochi passi dalla stazione Centrale Responsabili dell’omicidio furono padre e figlio, gestori di un bar: accusarono Abba di aver rubato un pacchetto di biscotti. Furono condannati a 15 anni di carcere senza però l’aggravante dell’odio razziale.
“Scendiamo in piazza con rabbia per quello che in dieci anni non ha fatto altro che aumentare – si legge in un comunicato – il razzismo, quello portato avanti dai vari governi, prima dal PD che con la Minniti-Orlando ha aperto la strada alle scellerate politiche di Salvini, riaprendo gli accordi con la Libia e istituendo di nuovo luoghi detentivi per i migranti. Adesso, dal governo attuale, che non ha nessuna intenzione di cambiare le politiche basate sui profitti invece che sulle persone e allora se la prende con un facile capro espiatorio: chi ha attraversato le frontiere, in fuga dalla guerra, dalla fame o semplicemente in cerca di un futuro.  I leghisti che alimentano la retorica per cui i migranti rubano risorse e diritti sono gli stessi che hanno rubato 49 milioni di soldi pubblici, gli stessi che si rifanno al ventennio fascista, e che portano avanti decreti legge razzisti, negando la possibilità per le persone di vivere in libertà. 49 milioni di diritti rubati, rubati al diritto all’abitare, al diritto di curarsi, di andare a scuola, di muoversi e di restare”.
“Ricordare Abba significa da 10 anni rifiutare il razzismo, rifiutare la guerra e la devastazione dei territori da cui le persone scappano, rifiutare confini e barriere fisiche e mentali. Significa anche battersi per la giustizia sociale e il welfare, la casa, la scuola , la sanità, il reddito. Portare avanti la memoria di Abba, in modo che sia antidoto a tutto questo, perché ciò che ė successo non si ripeta e perché il mondo possa essere migliore, domani, ma anche oggi, grazie alle nostre lotte quotidiane”.
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