Nell’omelia  di oggi monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano,  ha spiegato come “la liturgia della domenica di Pasqua mette in evidenza i tratti di quella storia vecchia che ci è venuta a noia. Ci è venuta a noia la storia vissuta in attesa della rivincita. I popoli e le persone che soffrono l’ingiustizia, che sentono frustati i loro desideri, che sono umiliati nella loro dignità, se non vogliono accontentarsi di piangere, sono in attesa della rivincita, del giorno in cui gli altri la pagheranno, del giorno in cui finalmente si vedranno i giusti trionfare e i malvagi andare in rovina nel modo più disastroso. Del resto è una storia noiosa, tante volte riscritta e sempre tragica: i servi sono diventati padroni e i poveri, sono diventati ricchi, quelli che erano sottomessi hanno sottomesso gli altri. Ma dov’è la giustizia? Dov’è la pace? Dov’è il bene per tutti? Gesù propone ai suoi discepoli un’obbedienza che possa dare inizio a una storia nuova. Gesù chiede ai discepoli di vivere l’attesa dello Spirito. La storia nuova si costruisce solo se si accoglie lo Spirito di Gesù: la grazia di vivere come Lui, di condividere il suo pensiero, i suoi sentimenti, il suo stile. Lo Spirito che è il dono della Pasqua è la vita di Dio che entra nella vita degli uomini e li rende capaci di compiere le opere di Dio”. Nella Messa, monsignor Delpini ha invitato i presenti “«a pregare per i morti sul lavoro a Treviglio e per i loro familiari. Una tragedia avvenuta proprio nel giorno di Pasqua». L’arcivescovo di Milano ha ricordato anche le violenze “che ancora oggi si consumano nella terra di Gesù, dove lui duemila anni fa ha vissuto la sua Pasqua”.

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