C’era una volta Milano. Oggi vi racconto un fatto personale, una piccola esperienza di vita. Chiamatelo, se volete, debito di riconoscenza. Ma lo assolvo con piacere. E allora, eccoci qui. Ieri pomeriggio riparto dalla Regione Lombardia, dalle parti di Melchiorre Gioia, dove ero andato a cercare notizie sulla nuova giunta, e torno a casa. Là mi accorgo di aver perso il portafoglio. Prima considerazione: dentro c’era di tutto. Carte di credito, carta d’identità, patente, tesserino da giornalista, 20 euro. La foto della mia famiglia. Insomma, la vita ordinaria di una persona ordinaria. Senza quel pezzo di cuoio con dentro l’attestazione della mia identità mi sono sentito un profugo. Che cosa avrei detto a chi mi avesse fermato? Come avrei fatto a pagare? E a guidare? So perfettamente che siamo tutti online, ma l’assenza di quei documenti mi ha inquietato. Seconda considerazione: panico completo. Poi però capita che una persona, Noemi, una ragazza dagli occhi chiari che abita là vicino, mi scriva un messaggio su Facebook con tanto di foto: forse ho trovato il tuo portafogli. Capita che questa persona abbia raccolto il portafogli, dopo che altre decine di persone (me l’ha detto lei) erano transitate davanti all’oggetto senza toccarlo. Forse è stato un colpo di fortuna. Sicuramente ho trovato una brava ragazza, educata e soprattutto onesta. Che ancora non ha perso l’accento della sua terra, Cosenza, della quale deve essere orgogliosa. E che con il suo gesto, magari banale, mi ha regalato ancora più amore per questa città, Milano (oltre ad avermi risparmiato una serie di casini inenarrabili, che non è poco).

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