C’era una volta Gianmarco Moratti.

Oggi permettetemi di fare un saluto a una persona che, quando la intervistai, mi colpì molto. Fratello di Massimo, era il presidente della Saras, l’azienda di famiglia. Mi colpì di lui lo stile sobrissimo, schivo. Parlava poco. Accettò di farlo solo perché in quell’occasione, sette anni fa, parlavamo di suo moglie Letizia, ai tempi ricandidata. Mi disse: “Ho voluto io facesse il sindaco, perché non potevo tenere in casa, sprecare, tutto il suo talento”. Era innamoratissimo. E oggi mi piace pensare che se Milano è così, forse, è anche per quello che ai tempi progettò sua moglie, da Citylife a piazza Gae Aulenti. Nessuno gliene rende merito, ma forse qualche merito ce l’ha anche lei. Sicuramente li ha avuti lui: pezzi di Milano che se ne vanno e non ci sono più.

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