C’era una volta la cialtroneria e l’inevitabile.

Sono due parole che – non mi ero reso conto – stanno diventando un po’ il simbolo di questa campagna elettorale. Ieri sera le ho sentite pronunciare, entrambe, dal ministro Carlo Calenda, in un discorso che mi ha colpito molto. Oggi ci ho riflettuto su e penso che inevitabilità e cialtroneria siano i peggiori mali dell’Italia. La prima, l’inevitabilità, è nei tratti distintivi del nostro Paese e in particolare di certa sinistra. Inevitabilità della globalità, inevitabilità dell’avanzamento tecnologico che fa perdere posti di lavoro, inevitabilità e ineluttabilità. Tanto tutto cambia e noi non ci possiamo fare niente. Chiaro che poi chi propone di fare qualcosa, anche fosse una cialtronata come difendere gli antivaccinisti o dire che la Terra è piatta ha buon gioco. E qui viene fuori la cialtroneria, figlia diretta dell’inevitabilità. Perché se tutto è inevitabile, e noi qualcosa per evitarlo dobbiamo per forza farlo, allora siamo pronti a sentire qualsiasi cialtronata possibile. Qualsiasi. E ne stiamo sentendo, purtroppo. Ne stiamo vedendo. Dalla Boschi candidata in Sudtirolo alle cagate sull’uscita dalla zona euro, dalla continua battaglia su Ema, che bisognerebbe dire che è persa e basta, alle pensioni minime a mille euro che è una vita che le promettono e soprattutto chi le paga. Dalla tolleranza zero contro i clandestini al fatto che ci mettiamo sei mesi per identificarne uno che poi pure sparisce. Insomma, cialtronerie. La scheda bianca, l’annullamento della scheda, è sempre di più un atto perfettamente comprensibile anche se per me ancora difficile da digerire.

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