C’era una volta una città lenta, lentissima. Una città nella quale c’erano i carri, la gente si alzava all’alba, prendeva il cavallo se era ricca o le scarpe se stava bene o i piedi scalzi se era povera, e cercava di arrivare a sera. Con la luce del sole finiva anche il lavoro, e tutti a nanna con o senza cena. Poi la città si è evoluta, e la facciamo corta perché il programma in radio dura meno di un’ora. Ma tanto per farla corta, ci hanno raccontato che la cosa più figa del mondo, quella di cui andare fieri, è cercare di essere come New York, la città che non dorme mai. Velocissima. Sopra la terra e sotto terra, con le metropolitane. Adesso invece il sindaco Sala ci sta dicendo che dobbiamo rallentare. Che dobbiamo pensare all’ambiente e non alla velocità. Pensate che sul treno, a 300 all’ora, l’altro giorno, leggevo un libretto divulgativo, niente roba complicata, sul tempo. Diceva che il tempo scorre più velocemente se si è in movimento e più lentamente se si sta fermi. Non in senso metaforico, ma letterale. Sembra incredibile, ma è una teoria fisica accertata e confermata. Tornando a noi, la teoria di Sala – invece – è tutta da accertare. Ma davvero potrebbe essere una cosa rivoluzionaria. Rivoluzionaria. Milano, la città figa che va piano. Sarà possibile? Oppure è uno slogan? Difficile dirlo, difficile capirlo. Per adesso, considerato che non c’è operatività e non c’è declinazione pratica, rimane uno slogan. Anche perché non vorrei che i macchinisti e i conducenti dei bus prendessero alla lettera Sala. Sarebbe un disastro.

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