«Non disperate dell’umanità, dei giovani di oggi, della società così come è adesso e del suo futuro: Dio continua ad attrarre con il suo amore e a seminare in ogni uomo e in ogni donna la vocazione ad amare». Lo ha detto l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, in Duomo nell’omelia della Messa d’ingresso in Diocesi davanti a 6mila fedeli di cui mille sacerdoti.

Dal pulpito alto del Duomo, l’Arcivescovo ha rivolto la «sua parola tremante nelle notte» a «fratelli e sorelle», come ha detto citando i versi della poesia “Fratelli” di Giuseppe Ungaretti. Nel suo abbraccio offerto – come ha tenuto a precisare – «non per pretendere una familiarità, piuttosto per un’intenzione di frequentazione quotidiana, di disponibilità ordinaria, di premurosa, discreta trepidazione per il destino di tutti» – mons. Delpini ha voluto includere i fratelli e sorelle cattolici, di altre confessioni e fedi, i non credenti.

Al «popolo santo di Dio», ha assicurato: «Esprimo il proposito di praticare uno stile di fraternità, che, prima della differenza dei ruoli, considera la comune condizione dell’esser figli dell’unico Padre». Ai fedeli delle altre confessioni cristiane, mons. Delpini ha chiesto: «Cercate più quello che unisce che quello che divide». Ai «figli di Israele», l’Arcivescovo ha detto: «Abbiamo troppo poco condiviso la vostra sofferenza nei secoli, abbiamo troppe cose comuni per precluderci un sogno di pace comune».

Infine rivolgendosi alle istituzioni civili l’Arcivescovo ha sottolineato: «Mi preme dichiarare un’alleanza, un sentirci dalla stessa parte nel desiderio di servire la nostra gente e di essere attenti anzitutto a coloro che per malattia, anzianità, condizioni economiche, nazionalità, errori compiuti sono più tribolati in mezzo a noi».

Raggiunto in automobile piazza Duomo alle 16.45, mons. Delpini è stato accolto dal Prefetto, Luciana Lamorgese, dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, dal sindaco dei Comune di Milano, Giuseppe Sala e dal generale comandante del presidio militare, Silvano Frigerio.Benedetta la bandiera e resi gli onori militari, l’Arcivescovo ha attraversato la piazza tra i fedeli ed è salito sul sagrato dove ad attenderlo, davanti alla porta centrale della Cattedrale, c’era il suo predecessore l’Arcivescovo emerito, il cardinale Angelo Scola. Finita la Celebrazione in Duomo, salutati i fedeli, in Arcivescovado, nella sala del Tronetto, ha ricevuto i rappresentanti delle altre confessioni cristiane.

 

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