C’era una volta un Paese che aveva bisogno di riflettere su se stesso. Mi interrogo ogni giorno di più sulla forma della comunicazione politica. Del resto, ovviamente, è il mio mestiere. Da sempre sostengo che la narrazione per la quale i politici sono tutti ladri e la gente tutta brava gente è un puro e semplice alibi per tutti noi per scaricare le colpe sugli altri. Beh, certo, gli altri, ovvero i politici, ci hanno messo del loro con leggi elettorali che hanno costruito su questo alibi una parte di verità, visto che non siamo riusciti a votare i parlamentari per lungo tempo. Ma se ci guardiamo indietro, la narrazione che loro sono cattivi e noi buoni esisteva anche quando noi votavamo loro, singolarmente e in forma partito. Al netto di questo, però, la dimostrazione che la gente non è buona, e che anzi siamo una massa di pezzenti irrispettosi gli uni degli altri, ci viene da Facebook. La comunicazione politica là, si fa con frasi tipo: “Spero che fermino quella consigliera per strada e se la ingroppi un branco di diversamente pigmentati”. Scritta a una politica del Pd di Parabiago. Ma da sinistra non c’è maggior rispetto, con l’epiteto: “fascisti” lanciato più o meno a chiunque non la pensi come te e le sedi imbrattate. Poi c’è il Movimento 5 Stelle, che di questa comunicazione ha fatto una forma d’arte, strutturata in gruppi d’insulto specializzati. E infine c’è Renzi, che continua a diffondere immagini su Facebook che non sono insultanti per nessuno se non per la nostra intelligenza, tipo quando si paragona a Totti solo perché sono nati lo stesso anno. In effetti anche io sono nato lo stesso anno di Paris Hilton e di Jessica Alba, eppure non faccio né film né filmini. Divagazioni a parte, si capisce che la comunicazione politica ha fatto un salto. All’indietro. E allora non ci stupiamo se i più giovani frequentano gruppi come Sesso Droga e Pastorizia. Sono la logica conseguenza della nuova cultura barbarica dominante.

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