C’era una volta una città che aveva bisogno di complimenti, ma anche di qualche bastonata. Mi spiego: abbiamo celebrato Milano più volte nei giorni scorsi. Abbiamo detto che è una città avanzata, che Renzi dovrebbe tenerla di più in considerazione, che qui quasi tutto è possibile e tutte le altre belle cose. Però chi si loda si imbroda, diceva mia nonna. E allora la cronaca ci incarica di fare un bel bagno di umiltà. Mentre si organizza la marcia di Pierfrancesco Majorino, in città esplodono problemi che andrebbero proprio risolti. Per esempio: vi ricordate l’area del Portello, quella su cui doveva sorgere il nuovo stadio del Milan? Poi non se ne è fatto nulla, ma niente paura: era già pronto il progetto di Milano Alta di riquaificazione di quella parte della città. Peccato che adesso pure quel progetto è finito a carte bollate. C’è qualcuno all’ascolto di quel quartiere? Oppure vogliamo andare avanti a dire quanto siamo fighi in centro per poi lasciare il Portello così com’è? E ancora: possibile mai che da un paio di mesi e forse più il consiglio comunale sia fermo su una delibera relativa alla Darsena? Una volta che si sono messi i paletti, non si può andare oltre? E ancora: ridotto l’hub per i migranti di via Sammartini qualcuno può far dire a Majorino se la sua intenzione è aprire o meno un nuovo hub, e se i posti che avrà la nuova sistemazione saranno più o meno degli attuali, e dunque se Milano si prepara a ricevere in pianta stabile un maggiore o minore numero di profughi? Ecco, sono domande le cui risposte certificherebbero l’eccellenza di Milano, e alle quali Milano non dovrebbe rifuggire.

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