C’era una volta un Paese… vabbè, questa vuole essere una puntata numero due rispetto a quella di ieri. Il Paese delle banane parte seconda. Non so come altro qualificare la storia che ho letto sul Sole 24 Ore. Ve la racconto. Il Tribunale di Milano ha assolto un imprenditore italo-egiziano per un reato inerente lo smaltimento dei rifiuti. In pratica l’uomo aveva aperto uno sfasciacarrozze in pieno Parco Sud, a Milano. Mica l’aveva fatto di nascosto. Aveva dichiarato trasparentemente tutto. Aveva compilato tutti i moduli. Aveva detto che avrebbe smontato pezzo per pezzo le automobili, che le avrebbe messe in un container e poi spedite via, da altre parti del mondo. Aveva chiesto tutte le autorizzazioni per il commercio internazionale di parti di auto. Aveva insomma fatto tutto. E nessuno, dalla pubblica amministrazione, gli aveva mai detto nulla. Tutto silente. L’imprenditore ovviamente che cosa fa? Pensa di essere nel giusto, e quindi smonta allegramente le sue auto, leva l’olio, le batterie e tutto il resto. Ottimo. Peccato che l’olio e le batterie sono rifiuti pericolosi, speciali, e dunque vadano trattate con un codice che praticamente è una enciclopedia. La Polizia Locale quindi si presenta alla sua porta e sequestra tutto. Non ha rispettato le norme sullo smaltimento dei rifiuti. Attenzione: non vuol dire che abbia inquinato. Vuol dire che non ha rispettato le norme. L’uomo si difende: ma come? Ho fatto tutte le dichiarazioni, io sono un meccanico, e sono pure egiziano: come faccio a sapere che ci sono norme speciali sui rifiuti se nessuno me lo dice? Ecco. Difesa accettata dal Tribunale di Milano. Poteva non sapere, le norme sono troppo complicate. Perché in effetti è così, e c’è poco da questionare. Adesso vedrete le conseguenze di quel casino di leggi e cavilli e di questa sentenza. L’Italia, proprio un Paese unico nel suo genere.

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