C’era una volta il lavoro. Oggi partiamo così, e raccontiamo due storielle. Le ho lette sul Giorno, e il capocronista beffardo e intelligente le ha messe in una pagina sola, la numero 47 dell’edizione Milano. A Stradella una cooperativa del mondo della logistica è finita nel mirino degli investigatori. Che cosa facevano? Pagavano gli addetti, italiani, di più, lombardi, di più, pavesi, un po’ in euro e un po’ in leu. Il leu, per chi non lo sapesse, è la valuta rumena. I lavoratori italiani venivano pagati in Italia in parte in chiaro, su conto corrente, e l’altra parte in nero, direttamente in valuta rumena. Fantastico. Poi ci preoccupiamo di quelli che portano l’azienda all’estero. C’è qualcuno che ha avuto una pensata anche migliore: portare la valuta estera in Italia. Nella stessa pagina, dicevo, c’è anche un’altra notizia sul lavoro. A Legnano un investigatore ha seguito e filmato per un mese dei lavoratori dell’azienda comunale di raccolta rifiuti. Questi, durante i loro turni, andavano bellamente al bar, con il camion parcheggiato in bella vista, anche perché un camion della spazzatura non è proprio un’utilitaria, e al bar magari ci stavano anche 40 minuti, bevendo caffè e chiacchierando, con il giornale in mano. Alla fine l’azienda propone il licenziamento. Poi riduce la sanzione. Ma non va ancora bene. La Cgil dice che non bisogna proprio punirli. Ecco, la cosa che mi viene in mente è che l’Italia è come un pendolo. Si parte da qui, dai garantiti che fanno i cavoli loro e si arriva là, agli schiavi italiani pagati con valuta rumena.

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