C’era una volta Marilisa D’Amico. Sapete chi è? Ve lo spiego io. E’ una professoressa universitaria nonché moglie del giudice Zanon, membro della Consulta fino all’altro giorno. Zanon è indagato per peculato perché la moglie avrebbe usato l’auto blu del marito “quando lui era fuori per lavoro”. Ovviamente sono le tesi dell’accusa, e quindi tutte da verificare. Zanon, mostrando grande senso delle istituzioni, pur dichiarandosi tranquillo, si è dimesso. Da lei, ad oggi, nessun commento. Sul suo sito campeggia l’ultimo appuntamento per il quale ha fatto da relatrice: l’abuso di potere nelle relazioni fra uomo e donna nei luoghi di lavoro. Con la D’Amico noi di Affaritaliani.it avevamo avuto a che dire. Il motivo? Semplicemente in un articolo della mia collaboratrice Paola Bacchiddu veniva detto che lei, moglie del giudice che avrebbe dovuto decidere sulla costituzionalità della legge elettorale, era una delle più strenue sostenitrici del sì al referendum che ha segnato la fine di Renzi. Lei replicò che si trattava di sessismo. Ora attendiamo una sua replica anche sull’indagine a carico del marito. Lei non è indagata, ma forse sarebbe doveroso, no?

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