C’era una volta un Paese un po’ strano eh. Questo è un Paese che impazzisce sui social network se Melania Trump si veste con la veletta nera quando va dal Papa. E che impazzisce letteralmente se il pontefice guarda storto il presidente degli Stati Uniti che, intanto, apparecchia un sorriso guascone a 52 denti (tipo gli squali). Ma è lo stesso Paese, se guardate la foto pubblicata in prima pagina da Libero, che non dice una parola se il presidente canadese, Justin Trudeau, viene accolto dal Papa che ha esattamente la stessa faccia che aveva con Trump. E se la moglie di Justin Trudeau si mette la veletta nera esattamente come Melania Trump, nessuno dice niente. Perché la verità è che a noi PIACE Trudeau. Trudeau è un figo perché si mette su la maglia di Totti, con una paraculaggine che neppure gli spaghetti distribuiti da Andreotti ai poveri di Roma. Trudeau è un figo perché è giovane, bello, sportivo e fa le flessioni in ufficio. Trudeau è un figo perché parla bene di migranti e tutto il resto. Poi però, come ha scritto Caterina Sarfatti, con la quale non mi trovo praticamente mai d’accordo salvo in questo caso, non è che ha pensato con quell’altro fighetto di Macron, di riconfermare gli impegni per l’ambiente di Parigi con una dichiarazione congiunta a latere del G7 di Taormina. Certo, parlare è bello. Stiamo parlando spesso, ultimamente, di narrazione. Narrazione come falsificazione, come qualcosa di non vero. Ecco, per Trump non ho nessuna simpatia. Ma anche i fighetti con il risvoltino che parlano bene e non combinano una cippa, non è che mi stanno particolarmente simpatici. Anche se si mettono la maglia di Totti nei giorni del suo ritiro.

 

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